Napoleone e l’Italia

In Italia Napoleone seppe guadagnarsi il favore dell’opinione generale grazie al suo ostentato rispetto per la Chiesa e con la promessa dell’impegno di tentare di favorire con ogni mezzo la creazione di un Paese libero ed unito. Nel dicembre 1801 fece convocare a Lione un’assemblea di circa 450 rappresentanti lombardi, veneti ed emiliani, selezionati e nominati dall’autorità francese. Questa platea di notabili aveva il compito di definire l’assetto del nuovo Stato italiano settentrionale. La designazione del presidente della Repubblica adombrava, in sostanza, il problema della sua indipendenza: l’assemblea accettò la presidenza di Bonaparte, il che implicava il vassallaggio alla Francia in cambio della denominazione di Repubblica italiana, salutata da un interminabile applauso. La vicepresidenza toccò a Francesco Melzi d’Eril, un rappresentante del patriziato terriero fautore di uno Stato indipendente dell’Italia padana.

La Costituzione preparata da Bonaparte ed accettata dalla consulta lionese era fondata sul primato dell’esecutivo e sull’umiliazione del legislativo. Spettava al presidente nominare i ministri, questi avrebbero governato e proposto le leggi che poi dovevano essere esaminate e approvate da un corpo legislativo di 75 membri, solo per metà eletti, divisi per corporazioni: – i possidenti, i commercianti, i dotti –

Nel 1805, dopo l’incoronazione imperiale, la Repubblica italiana cessava di esistere e si trasformava in regno, sotto lo scettro di Napoleone. In conseguenza della Pace di Presburgo il regno s’ingrandì con i territori del Veneto, dell’Istria, della Dalmazia. Era il riscatto di Campoformio, l’unificazione di tutta l’Italia settentrionale dalla Sesia all’Isonzo, alle propaggini delle Alpi dinariche.

Nel 1806 Napoleone, padrone ormai dell’Europa occidentale, dopo aver annunciato solennemente che la dinastia dei Borbone aveva cessato di esistere a causa della sua indegnità, costrinse quei sovrani a rifugiarsi in Sicilia (ove continuarono a regnare sotto la diretta protezione delle truppe inglesi), mentre un esercito francese prendeva possesso della parte continentale del regno ed il fratello Giuseppe Bonaparte era divenuto re di Napoli. Da sottolineare che tanto il regno d’Italia quanto quello di Napoli erano destinati a diventare vassalli e tributari dell’Impero francese.

Ogni regione, o ogni gruppo di regioni, ebbe una sua storia diversa:
Con il trattato di Lunéville (1801) il granducato di Toscana – per un complesso gioco di compensazioni diplomatiche – fu tolto all’arciduca austriaco che lo governava, fu unito al ducato di Parma e assegnato ad un principe spagnolo che divenne poi re d’Etruria. Il regno d’Etruria durò sino al 1807, quando fu annesso all’Impero francese. Lo stesso destino dell’annessione alla Francia era toccato al Piemonte e, nel 1809, dopo la rottura con Pio VII, allo Stato pontificio; Roma fu dichiarata ‘libera città imperiale’.
Insomma, Piemonte, Liguria, Parma e Piacenza, Toscana, Umbria e Lazio divennero dipartimenti transalpini annessi all’Impero, separati, pertanto, dalle regioni costituenti il regno d’Italia: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna.

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