La Battaglia di Verdun

19 Dicembre 1916: finisce la Battaglia di Verdun

Combattuta sulla Mosa tra le armate Francesi e quelle Tedesche, dal febbraio al dicembre del 1916, la Battaglia di Verdun fu la più lunga della Prima guerra mondiale. Questa battaglia di logoramento, il cui valore simbolico superò di gran lunga la sua importanza strategica e politica, sarebbe divenuta l’espressione degli orrori provocati dalla guerra moderna.

Durante la Grande Guerra, il pensiero militare seguì principalmente tre strategie: lo sfondamento, l’usura e la diversione. Tutte si sarebbero dimostrate non risolutive.

La strategia dello sfondamento non poté effettivamente realizzarsi, in quanto si basava su due elementi (la sorpresa e il metodo) tra loro contraddittori. Il metodo, consistente nella preparazione dell’artiglieria, richiedeva tempi lunghi, anche fino a 4 giorni, e logicamente ciò andava a sfavore della sorpresa. Solamente in due occasioni gli attacchi di sfondamento ebbero successo: una volta contro i franco-britannici nella primavera del 1917 e l’altra contro l’Italia a Caporetto nell’Ottobre dello stesso anno, senza comunque determinare un risultato definitivo a causa dell’eccessiva lentezza delle artiglierie e dei servizi nel seguire la fanteria che, sfondando, perdeva fatalmente il contatto con le proprie retrovie.

La strategia dell’usura, sia nella forma assunta a Verdun o alla Somme, sia nella forma della guerra sottomarina o del blocco commerciale, più che conseguire risultati concreti sembrò ritorcersi contro l’attaccante. Tale strategia presupponeva infatti che il morale dell’avversario crollasse per stanchezza e privazioni; tuttavia, perfino i grandi ammutinamenti del 1917 in Francia e Russia sembrano imputabili alla perdita della speranza di veder prossima la conclusione del conflitto, più che ai risultati di un’azione usurante praticata dall’avversario.
La strategia della diversione, infine, si fondava sull’idea che, non potendo vincere sul fronte principale, si potesse tentare di conseguire la vittoria aprendo fronti secondari. Tuttavia anche in questi casi non fu conseguito, direttamente o indirettamente, nessun risultato determinante per l’andamento del conflitto.

Perché Verdun?
Verdun, cittadina francese più fortificata, costituiva il fulcro della difesa francese, poiché saldava il settore settentrionale con quello meridionale del fronte. Inoltre, davanti a Verdun i Tedeschi avrebbero facilmente occultato i pezzi d’artiglieria, le riserve di munizioni e le truppe destinate all’attacco nelle vaste distese boschive. Infine, per Verdun la strada proveniente da Bar-le-Duc costituiva l’unica via di comunicazione con le retrovie e poteva essere sottoposta incessantemente a un bombardamento concentrato. Quei luoghi avevano poi grande valore simbolico, oltre che strategico, poiché erano stati fortificati da Vaubann sotto Luigi XIV, il Re Sole. Quelle fortezze, arrendendosi ai Prussiani nel 1792, avevano scatenato la furia rivoluzionaria di Parigi; nel 1870 i Tedeschi non erano riusciti a conquistarle. Insomma, per nessuna ragione la Francia avrebbe lasciato Verdun al nemico.

Lo scenario
L’ultimo mese del 1915 fu impiegato nella pianificazione delle campagne di quello successivo. Il 6 dicembre, a Chantilly, gli Alleati decisero di lanciare una serie di violente offensive simultanee sui Fronti Occidentale, Italiano e Orientale. Erich von Falkenhayn, Capo di Stato Maggiore e Ministro della Guerra Tedesco, decise di precederli colpendo violentemente e per primo. Guglielmo II, ultimo Imperatore tedesco (Kaiser) e l’ultimo re (König) di Prussia dal 1888 al 1918, respinse il piano austriaco di assalire l’Italia per costringerla alla resa, proposto da Conrad von Hotzendorf, e bocciò l’idea di un attacco alla Russia che riteneva incapace di organizzare un’offensiva.
Il principale nemico della Germania, sostenne, era la Gran Bretagna e per sconfiggerla bisognava “toglierle dalle mani la miglior spada che possedeva”, ossia le armate alleate francesi.

Con la cosiddetta “Operazione Giorno del Giudizio” (Operazione Gericht), dunque, von Falkenhayn intendeva conseguire questo obiettivo, colpendo la città-fortezza di Verdun che, secondo l’opinione generale, rappresentava il caposaldo delle difese della Francia. Inoltre, la situazione che si era venuto a creare in quella zona in seguito alle offensive iniziali sulla Marna, rendeva ideale un tentativo di accerchiamento dell’intera resistenza francese per consentire in seguito l’avanzata su Parigi.

La capacità di resistenza di Verdun fu comunque illusoria. Su ordine di Joseph Joffre, Comandante Supremo Francese, molte delle fortificazioni erano state private della loro artiglieria pesante, trasferita in campo aperto per appoggiare la fanteria. L’opinione pubblica non ne era a conoscenza. Per la gente Verdun rimaneva l’inattaccabile fortezza descritta dalla propaganda che aveva preceduto la guerra. In realtà, i sistemi trincerati erano insufficienti. Infatti, nel febbraio 1914 il settore era difeso solo da 270 pezzi d’artiglieria e quattro divisioni del XXX corpo d’armata. Contro di loro, i Tedeschi schierarono la 5a Armata del Kronprinz Federico Guglielmo, sostenuta da 1400 cannoni. Von Falkenhayn pianificò inizialmente un attacco limitato sulla riva orientale della Mosa, che scorreva attraverso Verdun. Tuttavia, per ordini superiori dettati dalla volontà del KronPrinz Federico Guglielmo, l’obiettivo finale di questa prima offensiva sarebbe stata proprio la cittadella fortificata di Verdun e non, come avrebbe preferito von Falkenhayn, una semplice azione di logoramento ai danni delle linee avversarie.

All’inizio delle operazioni i Francesi occupavano delle posizioni difensive sfavorevoli, con strade di accesso troppo strette che rendevano difficile l’afflusso dei rifornimenti. Inoltre, la forza dell’artiglieria pesante francese era nettamente inferiore a quella dei loro avversari d’oltre Reno. Il 24 febbraio i Francesi si ritirarono sulla seconda linea difensiva, che si sviluppava su un perimetro di oltre 10 chilometri attorno alla città di Verdun. I Tedeschi, pur avendo rallentato il loro slancio iniziale, catturarono Bois des Fosses, Bois des Chaumes e Bois des Caurières, circondarono Louvement, e forzarono l’accesso a Fort Douaumont, che cadde il giorno successivo. Tuttavia, nonostante questa brillante avanzata, lo sfondamento non avvenne. Per il timore di essere tagliati fuori dal resto delle loro truppe e rimanere circondati, i Tedeschi dovettero ritirarsi. Dopo gli insuccessi iniziali, i Francesi affermarono la loro determinazione nel difendere Verdun a tutti i costi. Il generale Pétain, sostituendo al comando il generale Castelnau, definì chiaramente il suo scopo: “La missione della Seconda Armata è di fermare a tutti i costi il nemico”.

A seguito del fallimento nel cogliere una rapida vittoria sulla destra della Mosa, i Tedeschi decisero di attaccare dalla sinistra con l’obiettivo di conquistare le colline circostanti, che avrebbero consentito loro di dominare il teatro della battaglia. Incapaci di infliggere il colpo decisivo, si trovavano tuttavia costretti a difendere le posizioni originariamente catturate. Verdun si trasformò in una battaglia di logoramento, causando perdite enormi.
Alla fine di giugno, con i primi segnali dell’offensiva alleata sulla Somme, i Tedeschi intensificarono il ritmo e organizzarono nuove offensive, giungendo a 5 km da Verdun. Ma tra luglio e agosto, i rapporti di forza cambiarono. I Francesi, ora meglio organizzati, lanciarono una serie di offensive settoriali, che consentirono loro di riprendere gran parte del terreno perduto. Alla fine di ottobre ripresero il Forte di Douaumont, ai primi di novembre il Forte di Vaux, a metà dicembre Bois de Caures e l’area circostante. Alla fine del 1916, la linea si era stabilizzata praticamente sulle stesse posizioni dalle quali era iniziata l’offensiva tedesca in febbraio.

Nonostante gli scontri continuassero in altri settori, il completamento della riconquista francese del terreno perduto segnò simbolicamente la fine della battaglia. Militarmente nessuna delle due parti era riuscita ad imporsi sull’altra. Verdun acquisì rapidamente una portata leggendaria. La battaglia divenne simbolo della volontà dei Francesi di difendere strenuamente la propria patria, sopportando sacrifici strazianti. Il carattere stesso “di logoramento” della battaglia giocò un ruolo chiave nella costruzione del mito. Verdun non fu la battaglia più letale di tutta la guerra. Ve ne furono altrettanto violente. Tuttavia, alimentò la leggenda dell’unità nazionale, della perseveranza dei soldati francesi e della lunga durata della battaglia. Allo stesso modo, la rotazione delle truppe diede l’impressione di una grande e condivisa esperienza collettiva, alla quale gli intellettuali presero parte senza esitazione condividendo le loro rispettive esperienze. Questi di fatto furono i fattori che hanno conferito alla battaglia di Verdun un’impronta duratura nella memoria collettiva.

Nessun’altra battaglia è durata mai tanto. La battaglia di Stalingrado, dal momento dell’arrivo dei Tedeschi sul Volga fino alla resa di von Paulus, durò cinque mesi rispetto ai dieci di Verdun. Benché la Somme abbia avuto più morti, la proporzione delle perdite (tra morti, feriti e dispersi) subite in rapporto al numero dei militari impegnati fu notevolmente più alta a Verdun che in qualsiasi altra battaglia della Prima guerra mondiale, come pure lo fu il numero dei morti in rapporto all’estensione del campo di battaglia. Verdun rappresentò la Prima Guerra Mondiale. La stima delle perdite totali inflitte è estremamente variabile. Il conto delle vite umane non è mai stato fatto con precisione. La storia ufficiale francese di questa guerra, pubblicata nel 1936, in­dica le perdite a Verdun durante i dieci mesi del 1916 in 370000 uomini circa. La stima delle perdite tedesche, forse la più attendibile per lo stesso periodo, le fa ammontare a circa 337000.

Qualunque di queste cifre venga accettata, le perdite complessive delle due parti raggiunsero un totale approssimativo di oltre 700000 uomini. E, benché in senso stretto la Battaglia di Verdun può considerarsi limitata ai combattimenti del 1916, in realtà un grave tributo di vite umane vi era stato molto tempo prima dell’offensiva di von Falkenhayn, e duri combattimenti continuarono su quel terreno durante il 1917. Un recente calcolo francese, probabilmente non eccessivo, indica il totale delle perdite francesi e tedesche sul campo di battaglia di Verdun in 420000 morti e 800000 avvelenati da gas tossici o feriti. Quasi un milione e un quarto in tutto.

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