Dibattito tra Malthus e Ricardo

Il dibattito sviluppatosi tra Malthus e Ricardo sulla capacità di un sistema capitalistico di mantenere il pieno impiego delle proprie risorse influenzò in modo decisivo l’evoluzione della teoria economica.

Per andare dritti al punto, il dibattito tra i due economisti si concentrò essenzialmente sulla ‘Legge di Say’. Cosa pronunciò l’economista francese Jean-Baptiste Say?
La sua legge, conosciuta anche come Legge degli Sbocchi, riguardava il fenomeno delle crisi economiche (recessione: condizione macroeconomica caratterizzata da livelli di attività produttiva (PIL) più bassi di quelli che si potrebbero ottenere usando completamente ed in maniera efficiente tutti i fattori produttivi a disposizione, in contrapposizione dunque al concetto di crescita economica); egli quindi sosteneva in tale legge che in regime di libero scambio non sono possibili le crisi prolungate, poiché i prodotti si pagano con i prodotti e non con il denaro, che è solamente merce rappresentativa. L’offerta è sempre in grado di creare la propria domanda: ogni venditore è anche compratore. Il rimedio delle crisi non doveva perciò, secondo Say, ricercarsi tanto in misure restrittive dell’importazione, quanto nell’incremento di quelle produzioni che servissero all’esportazione. In ogni caso, poi, il libero scambio fungerebbe di per sé da rimedio, portando di necessità alla formazione di un nuovo equilibrio economico. Questa legge è detta pure legge degli sbocchi, poiché ogni produzione troverebbe sempre un naturale sbocco sul mercato. Say quindi era convinto che il mercato lasciato a se stesso tende a raggiungere l’equilibrio di piena occupazione.

Ci sono due corollari della legge:
ogni produzione genera un reddito di importo equivalente;
tutto il reddito viene sempre interamente speso (direttamente o indirettamente);

Dunque, secondo la ‘Legge di Say’, un sistema capitalistico garantisce automaticamente la piena occupazione delle sue risorse e alti tassi di crescita economica. L’obiettivo di Say era quello di andare a definire una condizione di equilibrio, per poter poi raggiungere un pareggio tra domanda e offerta aggregata con il pieno impiego delle risorse disponibili. La produzione di beni sarebbe sufficiente a generare un potere di acquisto tale da poterli poi ricomprare sul mercato a prezzi soddisfacenti. L’offerta crea la propria domanda; quindi, la semplice produzione di un bene apre immediatamente uno sbocco ad altri prodotti. Il potere d’acquisto viene generato automaticamente dalla produzione stessa. Nel lungo periodo l’Offerta Aggregata (AS) risulterebbe necessariamente uguale alla Domanda Aggregata (AD), e non sarebbero così possibili crisi generali da sovrapproduzione.

In tale ottica, il miglioramento delle condizioni di vita della popolazioni richiedeva libertà di azione all’iniziativa imprenditoriale.
I mercantilisti ritenevano che il risparmio avrebbe condotto alla disoccupazione, e che soltanto una maggiore spesa per i consumi avrebbe provocato un incremento dell’attività economica, e quindi un vantaggio collettivo;
Smith riteneva invece che fossero frugalità e parsimonia a dover essere apprezzate, dato che l’accumulazione del capitale era la determinante di crescita e prosperità (crescita favorita dal risparmio = investimento, e non dal consumo);
Ricardo accetta la ‘Legge di Say’;

Andiamo adesso ad effettuare un paragone tra le correnti di pensiero legate alle Teorie del sottoconsumo.
Per Smith, il progresso economico dipendeva dalla dimensione e dall’efficienza della forza lavoro, dalla quantità e qualità delle risorse naturali, dalla struttura istituzionale, come anche dall’ammontare di accumulazione del capitale. Quest’ultima componente è, per Ricardo, la principale determinante della crescita della ricchezza per una nazione.
Malthus, conservatore moderato, sosteneva che Smith e Ricardo guardassero solamente all’offerta aggregata, mentre invece non è sempre vero che un’abbondante produzione comporti abbondante domanda, né che l’accumulazione trovi un limite solo nelle risorse naturali disponibili. La merce può disporre di più lavoro vivente di quanto non ne sia contenuto in essa. Il valore è dato dalla quantità di lavoro accumulato e corrente + profitto. La ‘Domanda Effettiva’ è quel livello di domanda che mi assicura un’offerta continua, e quindi un processo di produzione continuo; è quel valore da cui dipende la produzione: il capitalista produce solo se è in grado, con la vendita del prodotto, di coprire i costi e ottenere un profitto. La conclusione a cui arriva è che, poiché la domanda effettiva di lavoratori e capitalisti si dimostra insufficiente, occorre che il divario sia colmato da coloro che nella società consumano senza produrre, ossia da coloro che forniscono servizi e dai proprietari terrieri.
Secondo Ricardo, il surplus ottenuto dai capitalisti non diminuisce la domanda aggregata, essendo anche gli investimenti domanda. Ricardo accetta dunque la validità della Legge di Say, mentre confuta la teorie sotto-consumiste (impossibilità crisi generale da sovrapproduzione). Per quanto riguarda il tema della disoccupazione tecnologica, Ricardo era dell’idea che se il macchinario di nuova introduzione viene finanziato destinando a capitale fisso quello che prima era capitale circolante, allora il fondo salari si riduce, generando disoccupazione. Se però il nuovo macchinario viene finanziato con il risparmio, invece che con il capitale circolante, allora non si genererà disoccupazione.

Queste furono le tematiche sulle quali si infiammò il dibattito tra i due economisti.

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