Antoine-Henri Jomini

Dalla fase formativa del pensiero militare moderno spiccano principalmente tre nomi: Napoleone (della cui importanza rivoluzionaria in ambito militare abbiamo ampiamente dato conto) – Clausewitz (che tratterò approfonditamente) – Jomini. Quest’ultimo è un nome che risulta familiare agli specialisti della guerra e, come i suoi contemporanei, fu un prodotto della grande rivoluzione.

Antoine-Henri Jomini (Payerne, 6 marzo 1779 – Parigi, 22 marzo 1869) nacque in Svizzera nel 1779 e venne indirizzato nell’immediato ad una carriera commerciale-bancaria; tuttavia, il suo interesse verso gli eventi che scandirono la Rivoluzione francese lo portarono ad interessarsi a questioni più strettamente militari. Nel 1798 anche gli Svizzeri ebbero la loro rivoluzione, sostenuta da un intervento militare francese, con Jomini che decise di abbandonare la carriera commerciale per dedicare la sua vita allo studio della guerra. Per tentare di rendere scientifica quest’ultima, concentrò la propria attenzione sulla strategia, elaborando un insieme di tecniche prescrittive per l’analisi e la pianificazione militare.

Molte delle idee caratteristiche di Jomini (come ad esempio quella relativa alla linee interne di operazione) sono oggi di puro interesse storico, anche se il suo approccio generale al problema della guerra (astrazione dal contesto politico e sociale – enfasi sulle regole del processo decisionale e sui risultati operativi – trasformazione della guerra in una grande partita a scacchi) rimane ancora oggi decisamente considerato. Forse, ancora più di Clausewitz, merita il titolo di fondatore della strategia moderna, anche se questa rimane un’affermazione piuttosto azzardata.

Dal 1794, negli anni in cui il giovane Jomini stava tentando di crearsi una propria carriera, gli eserciti francesi frantumarono la coalizione antifrancese, iniziarono a trasformare la struttura politica dell’Europa e portarono alla ribalta un personaggio che influenzerà la storia mondiale: Napoleone.
Nel 1798 fu un deciso rivoluzionario e al contempo riuscì a diventare segretario del ministro della Guerra della Repubblica Elvetica, per diventare poi suo collaboratore diretto nel 1800, nello stesso momento in cui diventava comandante di battaglione, ma si dimise nel 1801. Nel 1802 tornò a Parigi per accrescere la propria esperienza in ambito militare, e a 25 anni venne preso sotto la protezione del generale Ney, futuro maresciallo di Napoleone. Ney rivestì un ruolo importante per il giovane Jomini, in quanto lo aiutò a pubblicare i primi volumi del suo trattato sulle campagne militari di Federico II (re di Prussia dal 1740 fino al 1786, adottò una politica espansionista e aggressiva che portò la Prussia a divenire una grande potenza a livello europeo).
Ciò che tuttavia rese Jomini concretamente un teorico militare furono i successi dell’armata francese in Italia sotto il generale Bonaparte nel 1796-97. Da qui in poi sarà ossessionato dal raggiungimento a qualunque costo della gloria militare.

La strategia è la chiave della guerra: ognuna di questa è controllata da principi scientifici immutabili, principi che prescrivono l’azione offensiva per forze di massa contro le forze più deboli del nemico in qualche punto decisivo se la strategia deve condurre alla vittoria. Jomini riteneva che Napoleone aveva afferrato e applicato questo principi al meglio, mentre i suoi avversari non li colsero in maniera adeguata.

Analizzeremo nello specifico i dettami del pensiero di Jomini in ambito militare nei prossimi articoli.

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